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Vincitori e vinti 2020

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Il post elezione è classicamente un terreno su cui chiunque si muova trova episodi, momenti, numeri o numerini che danno forza a un'interpretazione favorevole.
Così nel centro destra trovano le loro piccole soddisfazioni i fratellini d'Italia che piano piano scalano verso la vetta erodendo consensi grazie all'oramai sdoganato fascismo di ultima generazione, cancro immondo che non ha mai lasciato il popolo italico.
E se la lega festeggia la presa di un'altra regione del profondo sud segnando un ulteriore passettino verso la nazionalizzazione del partito xenofobo, gli azzurri possono aggrapparsi all'elezione di un presidente di regione come prima forza della coalizione.
Dall'altra parte invece sembra abbastanza assodato ed accettato che il ruolo delle sardine sia stato fondamentale per riportare al voto una parte di lettorato antisalviniano che altrimenti avrebbe ancora una volta ingrossato le fila dell'astensionismo.
Mentre rimane immutabile la tendenza al frazionismo minimalista delle frange di sinistra rivoluzionaria, abbiamo assistito all'annunciato sgretolarsi dei pentastellati, orfani di idee e figli di uno stare insieme verticistico dettato dagli interessi di una srl.
Sarebbe il momento di un gesto coraggioso, forte, sostenuto da idee ed azioni che permettano un riconoscimento in positivo in un'area riformista. Sarebbe il momento di riprendere alcuni temi sollevato dal movimento delle sardine e farne bandiera di azione di governo: lo smantellamento dei decreti sicurezza, una maggior incisività nella lotta alle diseguaglianze, un riequilibrio verso un orizzonte di giustizia giusta, lo ius soli, l'allontanamento definitivo da politiche populiste, razziste e giustizialiste.
Sarebbe il momento per il Pd di liberarsi dalla 'dipendenza' verso i cinque stelle, di affermarsi come punto di riferimento per un centro sinistra di cambiamento.
Ma tutto questo man mano che passano le ore sembra sempre più lontano.
Il non appoggio a Federica Angeli, candidata da Italia Viva, Azione e +Europa per il collegio di Roma centro lasciato libero da Paolo Gentiloni, alle elezioni suppletive si svolgeranno il primo marzo, sembra la peggior risposta che il partito democratico potesse dare in questo momento.
Vedremo nei prossimi giorni sulla questione prescrizione se si riproporrà un politica di poltrone o finalmente  i principi fondanti avranno il sopravvento.
L'occasione è ghiotta, il coraggio necessario molto.
Ma occorrerebbe ampliare l'orizzonte.