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Scuola, unità nazionale

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Sono poche le trasversalità che incontriamo in Italia tra politici, opinionisti, politologi e diversamente impegnati... ma tra queste l'ostilità sulla non riapertura della scuola è uno degli argomenti che maggiormente produce aggregazione.

La paura ingenerata dalla pandemia Covid-19 ha indotto in un eterogeneo schieramento la convinzione che sia necessario aggrapparsi allo stato delle cose a fronte di ipotetici orizzonti più drammatici. Uno schieramento prono al presente, privato di speranza e di voglia di cambiare, di agire trasformazione, di proporre altro.

Uno schieramento che va dall'area Manifesto, generosamente schierato in appelli pubblici alla tranquillità di mister Conte, alle fasce più moderate di un certo schieramento liberale, attraversando populismo e qualunquismo destrorso di ambiente cinque stelle.
E' questa la vera unità nazionale, quella al governo oggi, quella a sostegno del governo di oggi, talmente debole di idee e progettualità da essere alla mercé del richiedente di turno, sia esso governo locale o potere industriale, associato o no che sia.
Un governo che parla di capitalismo etico, che richiede atti d'amore alle banche, espressione del puro paternalismo.

Covid ha fisicamente falciato fasce di popolazione, Covid ha economicamente messo in ginocchio i settori più deboli della società, Covid ha azzerato l'opposizione e cancellato la voglia ed il desiderio di essere altro, in questo sì senza fare differenze tra moderati, liberali, comunisti, post comunisti...
E' molto triste constatare il clima di sconfitta che determina la considerazione, oramai espressa a maggioranza, che potrebbe essere peggio e pertanto meglio tenersi quel che c'è, a partire dal Pdcm fino addirittura al Ministro dell'istruzione Azzolina.

La scuola, dicevo.
Da ambienti vicino a Confindustria fin da subito è salito il lamento rispetto al fatto che mentre nel resto d'Europa si riapriva la scuola (salvo procedere spesso e volentieri a nuove immediate chiusure, ma questo rimane tra i non detti) da noi nulla veniva fatto. Poi man mano l'argomento ha fatto breccia in diverse correnti di pensiero, fino ad apparire in questi giorni anche sulle colonne del Manifesto...
Si mescolano artificiosamente argomentazioni diverse, dalle più valide a quelle più capziose, ma soprattutto quelle dei tuttologi di turno che si esprimono con maggior soddisfazione quando l'argomento è a loro del tutto sconosciuto.

Vero è che sia molto preoccupante constatare come l'istruzione sia oggettivamente tra le ultime priorità di questo governo (ma potrebbe andare peggio, ricordate? o su questo argomento non vale?), basti vedere il rapporto stanziamenti Alitalia / scuola, ma detto questo siamo così sicuri che sia opportuno generalizzare?

Mettendo da parte l'attuale quantificazione degli interventi previsti, questo governo manca completamente -ma non è certo una sorpresa- di progettualità, di idee sul cosa fare. E questo produce come risultato l'idea dei divisori di plexiglass, aspetto nascosto del Green New Deal!, delle classi ibride tra presenza fisica e online, dei bambini di 6 anni con mascherine per 8 ore al giorno e rigido distanziamento sociale. A leggerlo da fuori la prima impressione è che chi produce queste genialate non abbia mai visto una scuola, non sia mai entrato in una classe, abbia solo ottenuto lauree come quelle del Trota...

In questi giorni ho contribuito a raccogliere il materiale testimoniale, video e foto a conclusione di un ciclo elementare. Vorrei poterlo inviare in viale Trastevere, sottoporlo alla ministra Azzolina, al suo comitato tecnico scientifico. Vorrei farle leggere questa testimonianza Cosa è una classe, vorrei che riuscissero a domandarsi come pensano di attuare le loro direttive, cosa pensano di ottenere da questa scuola che ipotizzano. Certo, poteva andar peggio, poteva esserci un ministro ancora meno competente....

Ma io delle domande le pongo, io vorrei chiedere, tra le altre cose, come mai dal giorno di chiusura delle scuole, dal 5 marzo, in viale Tratevere nessuno si è posto il problema dell'ediliza scolastica, della preparazione ad un nuovo anno indubitabilmente diverso, della gestione ed acquisizione di strutture fisiche e virtuali a sostegno delle nuove necessità, della formazione professionale. Siamo arrivati a dover aspettare un decreto Scuola al 7 giugno, ma è un decreto che affronta... le necessità del prossimo esame di maturità!

Sono ripetitivo, mi sembra di assistere allo stesso percorso della Sanità, tutto affrontato in maniera incompleta, priva di progetto e con almeno tre mesi di ritardo.

Fate parlare di scuola a chi la vive quotidianamente, a chi ne conosce meccanismi didattici, emozionali, affettivi, funzionali.

E' facile scrivere su una pagina di un giornale che i bambini piccoli sono i meno esposti al contagio di Covid-19 e si sarebbe potuto studiare la riapertura di scuole materne ed elementari.

Non è così semplice, esiste la problematica legata alla malattia di Kawasaki -tutta da approfondire a livello medico-, esiste la tematica della veicolazione dei contagi di cui anche i bambini possono essere inconsapevoli protagonisti, esiste la tematica del cosa ruota intorno ad un'entrata / uscita dalla scuola, genitori che circolano, si raggruppano fuori dagli edifici scolastici, esiste un personale che opera nelle scuole, ben oltre il corpo insegnante, dagli addetti alle pulizie, a quelli delle mense, al personale non docente. Ed esiste il corpo insegnate con i loro turni di 6 ore in ambienti fuori norme di sicurezza, fuori norme sanitarie, fuori capienza massima (già in condizioni normali). Non accenniamo neache agli obiettivi che deve avere la scuola...

Ma è facile scrivere di ciò che non si conosce pur fi far polemica poltica pro domo propria...

Argomentando oltre la situazione corrente, oltre l'emergenza pandemica, dicamolo chiaramente: il centro sinistra italiano da anni governa inervenendo malamente (vedi la Buona scuola renziana) e, ben peggio, ogni volta che subentra ad un governo di centro destra si guarda bene dallo smantellare quanto da questi prodotto.
Tutte le 'riforme' dell'epoca berlusconiana sono lì al loro posto, tutte le nefandezza salviniane/pentastellate sono lì al loro posto.

I provvedimenti della destra da decenni sono bandiere per raccogliere consenso elettorale, raggiunto il potere la loro riforma non è più necessaria.

Se è finita la stagione dei diritti civili un motivo c'è, ed è ben evidente.


Ma potrebbe andare peggio, dicono....