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No al 'Memorandum d'intesa' con la Libia

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Era il 2 febbraio 2017,  Il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni incontra Fayez al-Sarraj, primo ministro del governo di unità nazionale libico, per discutere sulla crisi relativa ai migranti. Firmano il 'memorandum Italia-Libia' che ha l'obbiettivo di ridurre il flusso migratorio proveniente dall'Africa settentrionale. Questo il testo.
Così alla Guardia Costiera libica, formata in Europa, fruirà appieno dell'accordo che garantisce da parte italiana «supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta contro l’immigrazione clandestina».
Oggi quel Memorandum è oggetto di rinnovo, ma il Governo della discontinuità, il Conte bis, pare intenzionato a proseguire sulla strada tracciata, quasi come se in maggioranza ci fosse ancora la lega di Salvini.
In questi tre anni è stato sotto gli occhi di tutti cosa accade in Libia, cosa accade nei centri di detenzione, quale ruolo svolge la Guardia costiera libica.
Il 20 dicembre 2018, a partire dalla testimonianza di 1.300 persone intervistate tra il gennaio del 2017 e l’agosto del 2018 la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) e l’Ufficio dell’alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) hanno scritto un documento di sessanta pagine che descrive gravi violazioni, atrocità e abusi “commessi dai funzionari pubblici, dai miliziani che fanno parte di gruppi armati e dai trafficanti”, in un contesto di assoluta impunità. Questo il testo originale completo.
E nonostante i mille appelli di Amnesty international, Medici senza frontiere, Arci, di cittadini e associazioni l'Italia sta dalla parte della violazione dei diritti umani.
Un'altra vergogna, un'altra occasione persa.