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La vittoria di Pirro

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E come ogni spartizione siamo giusti al termine, il nuovo Governo Draghi ha giurato, 23 ministri, di cui otto donne e quindici uomini, il risultato di una delicata distribuzione di poltrone.
Forse ora i media smetteranno di parlare di Renzi ..
Quattro ministeri al Movimento 5 stelle, tre dicasteri a Lega, a Forza Italia e al Pd (unica forza tra le maggiori non in grado di esprimere un ministro donna),  uno a testa a Italia viva e Leu.
Esclusi Calenda e Bonino.
Tutti esultano mettendo in risalto la loro amplia partecipazione, pronti a cavalcare qualsiasi cosa si muova, dimenticando il 'c'è solo Conte' e tutti gli hastag derivanti, dimenticando il 'no euro', dimenticando il 'no banchieri' etc etc.
Oramai i partiti sono proiettati sulle prossime elezioni, e in tal prospettiva gestiscono la loro immagine.
Non fa certo specie la conversione della Lega,  che è identica a quella del Movimento 5 stelle di un anno e mezzo addietro.
Semmai la differenza è che la politica della Lega oggi è ispirata da un ceto dirigente diverso (Giorgetti), e questo potrebbe essere un segnale importante per gli equilibri interni, mentre nei 5 stelle sono sempre gli stessi che opportunisticamente si adeguano riposizionandosi.
Quanto tempo passerà perché gli stessi del balcone accettino di mettere in discussione un loro cavallo di battaglia, il reddito di cittadinanza? Una legge diretta a soddisfare una necessità sacrosanta ma talmente mal concepita e realizzata da essere un provvedimento che trasforma un diritto in una elargizione, trasformandosi in un provvedimento di destra populista.
Viene da chiedersi quanto sia un obtorto collo e quanto invece sia inconsapevolezza.
Questo governo è un governo di scatole cinesi: all'esterno i tecnici posizionati nei ministeri chiave per la gestione dei fondi del Next generation EU  costituiscono la reale nervatura dell'esecutivo saldamente in mano al presidente del Consiglio, mentre all'interno, nel contenitore del governo politico (immensa presa in giro) si agitano in modo scomposto, scoordinato e innocuo le diverse forze, convinte di aver ricevuto chi riconoscimenti e chi continuità.
Da questo punto di vista il vero ed unico politico è stato Draghi, autore di una distribuzione che  ha accontentato (quasi) tutti.
In molti abbiamo storto la bocca di fronte a certe riconferme... chi non si è chiesto se a questo punto per far piacere all'OMS non si sarebbe potuto nominare direttamente Ranieri Guerra piuttosto che Speranza? O come possa Draghi andare a presiedere il G20 portandosi come ministro degli Esteri Di Maio?
Ma facciamo i conti con la realtà, questo è il ceto politico eletto nel Parlamento attuale, probabilmente non si poteva far diversamente, piuttosto suoni come monito per le prossime elezioni...
Non è oggi possibile far previsioni, forse l'enorme debito pubblico creato dalla pandemia e dal futuro Next generation EU verrà gestito con criterio e non a pioggia mirata come ipotizzava l'ex presidente Conte, ma se questo criterio sia il migliore possibile ancora non possiamo saperlo.
Probabile che diritti civili e libertà debbano ulteriormente attendere qualche anno, ciò che ha seminato il leader Conte nei suoi due governi precedenti sarà duro da estirpare.
A proposito dell'ex Pdc, l'esaltazione fatta dai media degli applausi di qualche decina di persone all'uscita di scena -speriamo- definitiva di Giuseppe Conte sono la testimonianza tangibile di come certa stampa sia ancora fascinata dal suo nulla. Arrivando fino al punto di sottolineare 'le lacrime discrete di Rocco Casalino mentre lascia Palazzo Chigi' come carattere di umanità del duo.
No comment!

Prendiamo uno dei successi più importanti: abbiamo lasciato alle spalle l'epoca Bonafede alla giustizia, e indubbiamente non è poco.

Ma non basta, a partire dalla campagna #DatiBeneComune sarà importante proseguire nella richiesta di diritti anche con il nuovo esecutivo.