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L'Europa che si allontana

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Ebbre di felicità le parti esibiscono i loro presunti successi, chi qualche miliardo, chi qualche condizionalità, ognuno perfetto attore di una commedia che ha visto un'unica vittima predestinata: l'idea di Europa che si trasforma da comunità in una confederazione europea di Stati, attraverso una drastica menomazione della sovranità nazionale dei singoli Stati.

Al Consiglio europeo dopo cinque giorni di trattativa,  i leader dei Ventisette Stati membri hanno approvato il Next generation Ue.
Trattativa, la parola chiave.

Non c'è stata Europa, ma ventisette soggetti, ognuno con i propri egoismi, i propri interessi, le proprie miserie. Non c'è stata un'idea comune di armonizzazione delle leggi interne, di superamento delle singole politiche, di sforzo comune, di progettualità.
Solo un triste già visto do ut des, un mercatino dove sono stati scambiati valori, anche importanti, con moneta sonante.
Ancora una volta hanno vinto le politiche nazionali, e poco importante se in termini di risultato concreto questo ha significato maggior afflusso di prestiti alla nazione Italia.

Oggi è andata così perché per una convergenza di interessi geopolitici Germania e Francia hanno definito una linea comune 'utile' al nostro paese.
Ma è evidente che questa alleanza congiunturale, questa convergenza odierna su alcune politiche, è frutto di un insieme di forze e interessi che alle prossime elezioni nazionali di uno dei paesi interessati, o a una prossima variazione di equilibri internazionali potrebbe esprimere ben altra linea, con buona pace dei paesi più deboli quali indubbiamente è l'Italia.
E in tal caso le condizionalità attuali potrebbero trasformarsi in pochi istanti in lacrime e sangue...

Mentre si festeggia, talvolta sguaiatamente, si abbia ben chiaro che navighiamo a vista, in un'Europa priva di progettualità, mera espressione di mediazione tra interessi nazionali e nazionalistici.

E -soprattutto- nessuno affronta il tema dei 'prezzi' pagati per giungere alla mediazione dell'accordo.

Nella serata di domenica 19 luglio,  il premier ungherese Viktor Orban comunicava ai media la sua vicinanza all'Italia.
Contestualmente  il legame richiesto dalla Commissione tra fondi Ue e rispetto dello stato di diritto che fine fa?  Al termine del negoziato non è stato creato e dovrà essere convalidato in un futuro che -forse-verrà dal Consiglio europeo: quindi  Polonia e Ungheria, per l'appunto, non avranno certo problemi ad accedere ai fondi!
Un costo politico immenso, che mina alle basi qualsiasi ipotesi di Stati uniti di Europa, che azzera la credibilità politica internazionale dell'UE.

Austria, Paesi Bassi, Danimarca e  Svezia hanno ottenuto molti sconti sul pagamento del bilancio Ue, la diminuzione del numero dei sussidi (390 miliardi invece dei 500 inizialmente previsti).
Questi 'sconti' come saranno finanziati? Nessuno ne parla, nessuno lo mette in conto.

Tutto a scapito dell'Europa, di quella che sarebbe importante, dei progetti comuni, dei programmi europei.
Sanità, ricerca, transizione ecologica, transizione al digitale e all’innovazione, tutto ridotto in modo considerevole, talvolta sostanzialmente azzerato.

Quasi azzerato l’ambizioso programma Eu4health -programma per costruire sistemi sanitari resilienti in tutto il blocco dell'Unione europea  che garantisce finanziamenti ai Paesi membri, alle organizzazioni sanitarie e alle ONG- proposto dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen:  dai 9 miliardi e 400 milioni iniziali, EU4Health -nonostante l'impatto del Covid-19 sulla rete sanitaria europea, personale medico e sanitario e pazienti- riceverà circa 1,7 miliardi.

Drasticamente ridotte le risorse per il Just Transition Fund -finalizzato a sostenere le regioni dell'Unione europea verso un'economia a basse emissioni di carbonio- per la transizione ecologica: i finanziamenti concessi dal Consiglio per la lotta all’eliminazione dei combustibili fossili ammontano a 17,5 miliardi di euro, molto meno di quanto inizialmente proposto dall’esecutivo europeo e cioè 37,5 miliardi. E le penalità verso i paesi che rifiutano di aderire ai progetti di neutralizzazione saranno ridotte, segno tangibile della non volontà di comprensione da parte dei leader europei della gravità del rischio a cui la crisi climatica sta conducendo.
La stessa Greta Thunberg definisce «vaghi obiettivi climatici incompleti», in quanto l'unione europea non ha specificato quali norme verranno applicate per garantire che il finanziamento concesso vada effettivamente a favore di regimi rispettosi del clima.

Anche InvestEu -sostegno a  quattro settori di intervento: infrastrutture sostenibili; ricerca, innovazione e digitalizzazione; piccole e medie imprese; investimenti sociali e competenze- subisce un quasi azzeramento, dagli oltre 31 miliardi previsti in precedenza, sono stati approvati meno di 4 miliardi di euro.

Il Programma Quadro Horizon H2020 -è il principale strumento finanziario per rafforzare lo Spazio Europeo della Ricerca con investimenti  sulla  ricerca  e  sull'innovazione - passerà da 13 miliardi e mezzo a 5.

Dimezzato lo  sviluppo rurale, 7 miliardi e mezzo contro i 15 inizialmente preventivati per stimolare la competitività del settore agricolo, garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e l'azione per il clima, realizzare uno sviluppo territoriale equilibrato delle economie e comunità rurali

Tutto sacrificato in nome del compromesso che garantisca vantaggi ai singoli Stati.
Davvero ha vinto l'Europa?