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Indulto e giustizia

1820

Il dibattito in atto in questi giorni è la perfetta rappresentazione del settarismo italiano, in cui tutti intervengono per sostenere opzioni di principio o secondi fini non espressi.

Per me, per quello che sono, per la mia storia, premetto di essere favorevole ad un provvedimento di indulto ragionato, preceduto da una seria riflessione su quali esclusioni debbano essere inserite in un provvedimento di clemenza.

Detto questo occorre aggiungere alcune considerazioni oggettive su quanto sta accadendo.
Perché sostenere la necessità di un provvedimento di clemenza non significa chiudere gli occhi su alcuni aspetti della vicenda.

Il problema Giustizia in Italia non si risolve con l'indulto. Quindi  -da questo punto di vista-  bene fa Renzi a sottolinearlo, non vi è nulla di scandaloso nell'affermarlo, ed è necessario non chiudere la questione così.

Una parte di coloro che si dichiarano favorevoli all'amnistia / indulto lo fanno con lo spirito e l'intenzione del provvedimento ad personam per 'salvare' il loro leader maximo, il Cavaliere.

Non è una casualità se Napolitano II si è 'accorto' del problema carceri solo oggi, nel secondo settennato, a sostegno delle larghe intese.

Taluni cavalcano il no all'indulto per essere consenzienti allo spirito della cosiddetta maggioranza silenziosa.

Altri cavalcano il no all'indulto per spirito di giustizia / vendetta nei confornti del Cavaliere.

Indulto o no, il Cavaliere difficilmente andrà in carcere per via della sua età.

Politicamente, dal mio punto di vista, occorre sconfiggere il berlusconismo e non la persona.

Eppure anche e ancora oggi assistiamo al saldarsi di fronti eterogeneii, i puri di sinistra con i populisti, i riformisti con i reazionari, ognuno abbarbicato ai suoi principi settari senza il coraggio politico di esprimere un punto di vista oggettivo.