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Governo cercasi, MES ed Europa

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Tra un errore di comunicazione e l'altro, ultimo episodio ieri con la conferenza delle 20,20 annunciata sottobanco dall'ineffabile Casalino ai direttori dei principali telegiornali poi -non troppo misteriosamente- annullata, nella serata di ieri si è consumata la nuova debacle italiana sul piano della politica estera.
Premesso che il bimbo Ministro degli esteri è -e rimane- impegnato nelle passerelle di rappresentanza di quelli che considera paesi amici, Cina e Russia, e sottolineato che lo stesso Ministro degli esteri, di fronte alla dichiarazione ufficiale di Igor Konashenkov (General maggiore e rappresentante ufficiale del ministero della Difesa russo) in riferimento agli articoli di La Stampa in cui ha minacciosamente affermato 'Qui fodit foveam, incidet in eam' (chi scava una fossa al prossimo ci finirà prima), ha blandamente risposto 'non si può non biasimare il tono inopportuno di certe espressioni utilizzate dal portavoce del ministero della Difesa russo nei confronti di alcuni articoli della stampa italiana', l'onere della politica estera ricade inevitabilmente sul Presidente del consiglio, fatti salvi gli autorevoli -ma purtroppo necessariamente sporadici- interventi del Presidente della repubblica Mattarella.
E anche in questo ben più importante campo il Presidente del consiglio si è esibito nel ruolo che meglio sembra saper interpretare, la banderuola.
Duro e inflessibile in patria, tanto da ricevere il plauso pubblico dei suoi mentori a 5 stelle, dichiarando urbi et orbi “Mes no, eurobond sicuramente sì”, per poi proseguire con dichiarazioni quali “se l’Unione Europea non sarà all’altezza l’Italia farà da sola” e via dicendo.
Parole che se non riguardassero i nostri destini farebbero sorridere: immaginare un paese, l'Italia, affrontare da sola la crisi conseguente alla pandemia in atto è davvero un qualcosa di impensabile.
Il confronto in Europa poteva essere il momento e il luogo per cambiare il corso della storia politica dell'Unione, un momento da preparare con rapporti preliminari, accordi, creazione di legami, intese bilaterali, allestendo una rete di alleanze.
Insomma, arte della politica, arte della mediazione, arte del confronto, arte del creare schieramento.
Invece lui, il banderuola, ha esibito solo ed esclusivamente la vanesia presunzione di voler e poter ignorare la necessità di fare politica.
Si poteva inserire nel dibattito punti su cui indebolire le controparti, penso ad esempio ad una richiesta urgente e imprescindibile di armonizzazione delle politiche fiscali (argomento sui cui probabilmente sarebbe stato possibile far convergere anche la Germania ad esempio). A fronte della nota difficoltà per i bond relativa al fatto che alcuni paesi avrebbero dovuto -per aderirvi- approvare modifiche costituzionali si sarebbe potuto lavorare preventivamente a soluzioni alternative da mettere sul piatto della discussione.
Molti sono gli atti di politica estera che si sarebbero potuti approntare prima del vertice europeo... senza necessariamente giungere a rimpiangere l'abilità andreottiana.
E così invece sono state le controparti ad arrivare al confronto europeo compatte, salde su pochi ma rigidi principi.
Un muro contro cui il nostro Presidente del consiglio ci ha portato a schiantare.
Ennesima debacle di un governo che non c'è.