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Elogio degli incompetenti

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Tira una brutta aria per chi è affetto da questa trasversalmente diffusa condizione umana.

L'incompetenza, la mancanza di competenza, cioè di conoscenza specifica, in una materia, disciplina, arte, professione.

Lo sguardo confuso che vaga alla ricerca di plauso ed approvazione oramai incrocia solo occhiate fiammanti ricolme di sdegno, quasi il precipitare degli eventi avesse esclusiva causa nel ruolo di comando assegnato ad incompetenti.

Nel passeggiar svagato e svagante non è raro incontrare individui impegnati nel vano tentativo di inserire elementi 'cubici' in spazi 'sferici': solo pochi mesi fa erano attività che parevano favorire lo sviluppo mentale e la crescita di ingegno, attività viste con favore da ognuno di noi, con un velo di curiosità, è vero, ma comunque avvolte in aurea positività.

Come tutte le umane vicende, nello scorrere di una lasso temporale indefinito, la percezione di tale condizione è mutata, fino al collocarsi nel campo della negatività, del deprecato.

La nube di simpatia si è dissolta, l'entusiasmo per l'improbabile ma possibile è presto divenuto insofferenza.

Al solito è l'oggetto a divenire soggetto, gli incompetenti fatti assurgere a simboli di cambiamento divengono i soggetti dell'impossibilità, quasi che il moto che li ha condotti ai vertici sociali non fosse stato determinato, provocato e voluto dagli stessi che oggi ne chiedono la testa.

Ed è così che l'incompetenza si è trasformata in mancanza di competenza, cioè del potere necessario a svolgere una determinata funzione.

Ahimé, non ci sono giganti, non ci sono nani, solo pochi piccoli uomini e pochissime piccole donne... più qualche mediocre assetato di potere che si crede indispensabile e necessario.


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