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Declino di un leaderino

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Dopo mille smentite ieri è arrivato il gran giorno, il capo politico del Movimento 5 stelle ha fatto un passo di lato cedendo lo scettro a un reggente, in questo caso Vito Crimi. Come tutte le cose che riguardano i pentastellati non è possibile inquadrare questo gesto all'interno di una dinamica democratica di avvicendamento o modifica di linea politica: non esiste nulla di tutto ciò, il chi decide cosa non è definito da nessuna strutturazione istituzionale, si parla e si sussurra di confronti e opposizioni interne, si mormora di incomprensioni con il garante (o forse non lo è più?) comico o di operazioni a cura della srl a capo di tutto… Non si sa, elettori ed eletti stessi sono in balia di decisioni frutto dell’isterismo e del calcolo, basta che non si parli di politica, quello deve essere rigorosamente escluso! In realtà c’è poco di interessante nel crepuscolo della prima forza populista apparsa sulla scena politica italiana. Il matrimonio con la Lega di Salvini aveva già spalancato lo sguardo anche dei più ingenui, il passaggio di cose e persone è stato naturale e non poteva essere altrimenti. In un anno a braccetto il movimento si è svuotato, e il re è apparso nudo, senza più poter camuffare la sua essenza di destra populista. Cosa rimane di questi lunghi mesi di capo politico? Poco o nulla, forse l’unico successo che si può attribuire l’ex capo politico è il reddito di cittadinanza, falso diritto che in realtà è una ‘concessione’, strumento spurio che dovrebbe sanare ingiustizie sociali e contemporaneamente momento di accesso al lavoro. Ma come era evidente non è nessuna delle due cose. È solo l’ennesimo provvedimento da rivedere e modificare strutturalmente. Tutto il resto è lascito alla Lega (e forse in parte, purtroppo, al Pd che si ritrova con provvedimenti che non avrebbe mai potuto prendere in prima persona e quindi non fa nulla per modificare o revocare). Insomma Di Maio si è messo di lato, e ora? Ora sarebbe il momento di dare la spallata definitiva a un’esperienza fallimentare che ha provocato solo danni a tutti. A costo di lasciare il governo del Paese alla Lega (sarebbe poi così male svelare il bluff del felpa?) sarebbe il momento di buttare a mare il M5s ed andare ad elezioni. Per fare ciao ciao, questa volta davvero con la manina!