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Cosa è una classe

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Una classe è un tessuto con un complicato disegno, creato dalle sfumature di colore dei tanti fili che si intrecciano e che ad ogni passaggio si incrociano in maniera diversa l’uno con l’altro e che si annodano formando figure che all’inizio nemmeno si poteva immaginare che sarebbero apparse. 

Tempo fa un rappresentante di classe chiese a noi maestre di “documentare” il nostro lavoro.
Non lo facemmo: sarebbe stato impossibile. Si può descrivere un lavoro, ricostruire a posteriori come è nato, indicare qual era il progetto iniziale, le fasi, i risultati attesi, ma non si può raccontare quello che avviene in una classe se non per flash: le battute di una conversazione, i singoli prodotti, gli interventi strutturati.
Quello che, però, costituisce la vera anima di un lavoro e di una classe, non si può raccontare, né riprodurre in alcun luogo virtuale. Una classe è un organismo vivo, è interazione fatta di sguardi che si incrociano e si parlano, di respiri, di gesti compiuti e trattenuti, di parole dette e pensate, di toni di voce: arrabbiati, ironici, convinti, perplessi. Ad ognuno di questi segnali, la classe risponde, li ascolta, anche se non vuole o non sembra, e si adatta, con un movimento continuo che accoglie il cambiamento che la trasforma.
Essere una classe pone delle condizioni imprescindibili: non ci sono osservatori (chi è dentro è dentro, è parte della classe, si deve muovere conoscendone le regole e accettando di esserne parte), non c’è un tempo lineare (il tempo di una lezione segue regole tutte sue, è un tempo utile anche quando non sembra esserlo). 

Una video lezione, perciò, non è una lezione, a mio parere.
Manca un luogo fisico condiviso, che è uno spazio di tutti e di nessuno (e questo non è irrilevante), manca un tempo dilatato che conceda a tutti di ascoltare e di distrarsi, manca l’identità (noi siamo una classe tra tante classi), manca, soprattutto, la mancanza di osservatori. In una video lezione io mi sentirei una maestra che interpreta una maestra e i bambini degli alunni che fanno gli alunni. Nessuno sarebbe veramente se stesso.
E nessuna spiegazione, nessun compito riuscirebbe ad essere trasportato da quella nuvola che aleggia in un classe e che è carica di emozioni, positive o negative, che sono il veicolo più potente per trasportare conoscenza.
Quello che ciascun bambino/ragazzo impara in una classe è una sorta di sedimento che si deposita dopo aver aleggiato nell’aria, che entra in connessione con chi lo accoglie e che, in questo modo, si trasforma e trasforma

Questa è la mia illusione. Non voglio perderla io con una video lezione, non voglio toglierla i bambini.


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