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Atlantia, autostrade, Benetton: populismo e realtà dei fatti

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La Borsa non guarda in faccia nessuno, la Borsa non è ideologica, non ha programmi politici, non ha pietà, non ha sentimenti.
La Borsa ieri ha decretato la perdita di valore di Atlantia per oltre il 15%.
La Borsa oggi, post intervento governativo, dice che il valore di Atlantia si è incrementato di oltre il 25%.
Tutto il resto sono chiacchiere, analisi partigiane dedicate ai propri fedeli e ai rispettivi potenziali elettorati.
L'obiettivo della caccia populista a 5 stelle, la famiglia Benetton, ne esce -anzi ne uscirà- senza pagare dazio, nessun danno economico, nessuna conseguenza per quanto accaduto in questi lunghi anni
La concessione risale al 1999 “regnante” Massimo D’Alema a Palazzo Chigi, successivamente modificata il 29 maggio 2008, premier Berlusconi, alleato con la Lega, quando con l'emendamento Salva Benetton l'obbligo di verifiche scompare, secondo un accordo trovato qualche mese prima da ... Di Pietro!
C'è molto da leggere e capire di questa vicenda che intreccia finanziamenti a partiti, legami personali, commistioni fra politica  e capitalismo familiare all'italiana... molti spunti li potete trovare in un  articolo del Sole 24 ore.
La storia recente ha riportato alla ribalta quella sciagurata convenzione a causa del drammatico crollo del Ponte Morandi avvenuto quasi due anni fa. Da quel momento si sono scatenati avvoltoi e politicanti di ogni genere e tipo sempre pronti a speculare su rabbia e dolore.
Ma in 23 mesi tante parole e nessun fatto, due maggioranze diverse nessuna decisione, fino ad arrivare ad un nodo oggettivo: una volta ricostruito il ponte di Genova a chi va affidata la gestione e manutenzione? Ovvio, in assenza di provvedimenti tocca all'attuale concessionario!
E si è scatenato l'inferno (o almeno hanno cercato di farlo credere ai telespettatori!).
Il Movimento 5 stelle post Tav, post Tap, post se stesso ha issato tutte le bandiere in difesa dell'ennesima promessa non mantenuta: basta concessione ai Benetton.
L'evanescente Presidente del Consiglio non ha potuto fare a meno di 'prendere in mano' il dossier, operando al suo solito senza cognizione di causa e senza rendersi conto di quanto stava provocando.
Eccolo tutto impettito il lunedì mattina a borse aperte rilasciare una sciagurata intervista al vassallo Travaglio in modo da armare le truppe e schierarle al suo fianco in questa epica battaglia.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, in due giorni la speculazione (solo loro? il dubbio è più che legittimo...) ha incassato fiumi di denaro schiacciando qualche tasto dei loro terminali, la famiglia Benetton cederà le sue quote (dietro logico e regolare pagamento del valore di mercato -a questo punto grazie a Conte nettamente aumentato- senza rimetterci alcunché), Cassa depositi e prestiti metterà le risorse economiche necessarie all'operazione e Aspi verrà quotata in Borsa.
Domanda: dopo Alitalia, e con il prossimo probabilissimo impegno in Ilva, dove verranno trovare le risorse finanziarie? Nuove emissioni obbligazionarie? Utilizzo degli incerti fondi europei?
Qualsiasi sia la scelta, ammesso e non concesso che vi sia una previsione e una scelta politica a monte, prossimamente qualche problema emergerà di certo...
Domanda: come si concilia la quotazione in Borsa di Aspi con i, ruolo di Public Company? Verrà gestita secondo la logica di mercato richiesta dalla quotazione o secondo i principi di investimento e sviluppo della Res publicæ?
Sono tantissimi i dubbi su questa decisione, forse è vero che era una delle poche strade percorribili per uscire da una situazione quantomeno imbarazzante, ma è un compromesso al ribasso in cui non è certo la famiglia Benetton ad essere sconfitta.
E se per il Movimento 5 stelle anche la bandiera della revoca è stata malinconicamente ammainata, ben poco hanno da gioire i loro alleati di Governo, questo Paese è destinato a farsi male, molto male se tutti gli attori politici proseguiranno sulla strada del non assumersi alcuna responsabilità.

Foto di mattiarainieri0 da Pixabay