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Affaire Kazakhstan

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L'Affaire Kazakhstan ripropone la solita Italia fatta di mille apparati e corporazioni che operano l'una all'ombra dell'altra, integrandosi, opponendosi, combattendosi.
Al di la della pietosa gestione pubblica della vicenda, gestione impresentabile viene facile da dire, ma poi guardi cosa sta accadendo in Spagna con Rajoy, o negli States con il Datagate e ti 'consoli', che dovrebbe portare quanto meno alle dimissioni di un Ministro, riemerge il solito vizietto del paese doppiogiochista che faceva gli accordi sottobanco con l'OLP, che salvava Gheddafi a costo di sacrificare una aereo di linea etc etc etc.
E' evidente che la gestione pubblica serve a coprire ciò che non può essere detto, è evidente che in questa vicenda si mescolano figure ambigue, dal governo kazakho al suo oppositore, dal ministro degli interni al suo mentore politico, dalle agenzie straniere che hanno operato fianco a fianco con alcuni settori dei servizi italiani ai rappresentanti diplomatici.
Nessuno è quel che sembra, come in un recente numero di Diabolik, tutti nascondono qualcosa, il gioco delle parti finisce in un infernale carosello che, per ora, ha prodotto malvagità ma fortunanatamente non ancora morte.
Alla fine son cadute le teste dei soliti noti, se ne parlerà ancora per qualche giorno, poi, come sempre, tutti al mare !